Lisbona culturale #1: la capitale delle librerie

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Ci sono scrittori che hanno saputo legare il loro nome, in modo indissolubile, alla città in cui sono nati o hanno vissuto. Città di cui hanno scritto, che hanno ritratto e trasformato nella perfetta ambientazione delle loro opere.

Qualche esempio? Joyce e Dublino, Kafka e Praga, Londra e Dickens, Città del Messico e Bolaño, e molte altre ancora; a tal proposito, vi consiglio la collana “Passaggi di dogana” della Giulio Perrone Editore che ha sapientemente colto questa intuizione.

Tra tutte le città, però, ce n’è una che da anni desideravo visitare, anche grazie alle poesie e alla prosa che la vedevano protagonista, da Fernando Pessoa ad Antonio Tabucchi passando per José Saramago, colpendomi ogni volta per le atmosfere evocate, tra colori e saudade: Lisbona.

E finalmente, quest’anno sono riuscita a fare la sua conoscenza.

Non mi soffermerò sulla bellezza della città, sull’esuberanza di alcuni quartieri o sul velo di malinconia che ne avvolge altri, sull’accoglienza della sua gente, sull’Atlantico che rinfresca, sugli azulejos che rallegrano ogni via, come fanno anche i leggendari tram che si inerpicano e si perdono in strettissimi vicoli.

Ciò che colpisce di Lisbona, e su cui mi voglio soffermare, è la sua vivacità culturale, un fermento senza tempo testimoniato anche dal fatto di essere la città con il più alto numero di librerie al mondo.

Impossibile fare un elenco dettagliato di tutte, quindi ve ne presento tre.

La prima si trova in Rua Garrett – la via principale del quartiere più culturale di Lisbona, Chiado – ed è la libreria in attività più antica al mondo: si tratta della Livraria Bertrand con quasi 300 anni di vita e che in tempi recenti è diventata una catena presente in tutto il Portogallo.

La sua storia è molto interessante e rispecchia emblematicamente lo spirito della città, che nei secoli ha dovuto fronteggiare varie catastrofi come terremoti devastanti, maremoti e incendi, ma ogni volta ha saputo risollevarsi, ricostruirsi, diventando sempre più affascinante. Come spiegato anche in “A Lisbona con Antonio Tabucchi” della collana da me citata all’inizio, la Bertrand non si è sempre trovata in Rua Garrett: fu fondata da Pedro Faure nel 1732 in un’altra strada della città ed egli, per garantirsi un buon successo, decise di accasare la figlia con il libraio francese Pierre Bertrand. Il catastrofico terremoto del 1755, che rase al suolo interi quartieri di Lisbona, mise però in pericolo l’attività da pochi anni avviata, ma grazie al fratello di Pierre, Joseph Bertrand, fu possibile dare una seconda vita alla libreria nella sua attuale sede. La Bertrand è stata anche un importante punto di riferimento per gli intellettuali portoghesi dell’Ottocento come José Agostinho Macedo, Alexandre Herculano, Eça de Queiroz e Ramalho Ortigão.

Al suo interno le sette sale sono intitolate a vari autori portoghesi, ma particolare rilievo viene dato ai due più grandi del Novecento (e non solo): Saramago e, ovviamente, Pessoa su cui tornerò più approfonditamente. Vi basti intanto sapere che qui ho acquistato una copia di Mensagem, l’unica opera poetica pubblicata in portoghese mentre l’autore era in vita.

La libreria è ben fornita, anche di testi in lingue straniere, e nonostante si percepisca bene il fatto di trovarci in una catena, per via di alcune trovate più moderne e commerciali, non si è perso lo spirito del suo importante passato, racchiuso tra le pareti e gli scaffali in legno, in un’atmosfera di sicura suggestione.

Spostandosi verso il quartiere di Alfama, nascosta nella Escadinhas de São Cristóvão, si trova invece la Livraria do Simão con i suoi 4 metri quadrati palpitanti di migliaia e migliaia di volumi (pare siano circa 4.000), tanto che è consentito l’accesso a una sola persona per volta. Fino a poco tempo fa, infatti, deteneva il titolo della più piccola libreria al mondo, ma da qualche mese il primato è stato “soffiato” dalla mia Firenze con “The Lift” di soli 2,5 metri quadrati e ideata dalla libreria indipendente Todo Modo (una delle mie preferite in città).

La Livraria do Simão si chiama così perché…beh, perché è proprio la libreria di Simão, un giovane enologo e chimico con la passione per la lettura, che offre un’ampia scelta di titoli e generi anche in lingua straniera, oltre a un vero e proprio “altare” dedicato a Fernando Pessoa.

Purtroppo nei miei giorni di permanenza a Lisbona la libreria era chiusa, quindi non mi resta altro che aspettare la prossima visita in città per conoscere Simão e la sua creazione.

Foto tratta dalla pagina Facebook della libreria.

La terza libreria meritevole di una visita richiede di allontanarsi dal centro di Lisbona per scoprire la creativa e vitale Lx Factory, ex zona industriale sotto il Ponte 25 de Abril e da qualche anno riqualificata con locali e negozi di tendenza: si tratta della libreria Ler Devagar, che significa “leggere lentamente”, uno spazio scenografico molto ampio e ben fornito, sviluppato su più piani, dove i volumi sono impilati ovunque fino a raggiungere altezze vertiginose (e un po’ difficili da prendere, va detto).

Sicuramente vi sembrerà di aver già visto questa libreria da qualche parte e infatti la Ler Devagar è fotografatissima grazie all’iconica ragazza a bordo di una bicicletta con le ali sospesa nel vuoto, ma non solo per questo: sul suo piano più alto, infatti, è ancora esposta la grande macchina tipografica trasudante storia che testimonia il passato di questo spazio come stamperia. Proprio su questo piano si nasconde l’altra curiosità della Ler Devagar: qui si trova, infatti, il laboratorio di un visionario artista di origini italiane, Pietro Proserpio. L’uomo aveva lavorato per anni come operaio tessile, ma seguendo la sua passione per le macchine e per la narrazione di storie, decise tempo fa di dedicarsi alla creazione di oggetti e marchingegni, utilizzando materiali di scarto e immaginazione.

A Lisbona ci sono altre decine e decine di librerie, antiche e moderne, generaliste o specialistiche, ma in gran parte caratterizzate da un comune denominatore, un culto che in realtà permea l’intera città: il culto per Fernando Pessoa.

Se anche voi, come me, nutrite questa passione… presto ne parlerò.

Até breve!

Alessandra Toni

Ciao, sono Alessandra, ma chiamami Ale. Sono una redattrice editoriale, da sempre appassionata di storie e parole. Per anni ho scritto di web writing e comunicazione, oggi parlo di libri ed editoria con il nuovo percorso WeBook Road.

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