“Come lavorare con i libri, per i libri, sui libri, in mezzo ai libri?”
Moltissime persone si pongono questa domanda. E fino a un po’ di tempo fa, io ero tra loro.
Come scritto anche nella mia pagina Chi sono, la passione per i libri è l’unica che mi accompagna da quando ero piccola. Nel frattempo ne ho accumulate altre, delle quali molte hanno avuto la stessa durata di una comunissima gomma da masticare, ma quella è l’unica ad aver resistito nel tempo ed essere arrivata integra fino a oggi. Con maggior compattezza e miglior sapore.
A partire dai nove/dieci anni, infatti, masticavo pagine e producevo bolle. Producevo storie. Perché quando inizi a leggere tanto, quasi automaticamente avverti in te uno strano formicolio, alle mani e nella testa, che ti spinge a incanalare tutta la creatività assorbita e dar vita a qualcosa di nuovo. Qualcosa di tuo.
Da allora sono passati anni, ho svolto vari lavori, fatto diverse esperienze, ho sempre letto e sempre scritto, con periodi prolifici e periodi di magra come tutti. Ma quella domanda non aveva ancora trovato risposta: “Come lavorare con i libri, per i libri, sui libri, in mezzo ai libri?”.
Insomma, come trasformare una passione in professione?
Questa è forse “La Domanda” nella vita di ciascuno di noi, perché diciamocelo: fare un lavoro che si ama è un privilegio. E non sempre sono sufficienti il talento o i sacrifici per poterlo ottenere.
Io sono arrivata a farlo a 35 anni. Perché sì, ho stravolto la mia vita a quell’età.
La mia esperienza
Come ci sono arrivata? Potremmo dire che la scelta è figlia della pandemia, come è capitato a moltissimi altri per ragioni disparate (basti pensare al fenomeno mondiale del “Great Resignation”). Durante il mio mese e mezzo di lockdown trascorso da sola, tra marzo e aprile 2020, ho infatti compreso ancor di più quanto i libri costituissero le fondamenta della mia vita. Non potevo più accontentarmi di vederli come una semplice passione: li volevo vedere centrali nella mia quotidianità, non rilegati a una parentesi di tempo sempre più ristretta, a fine giornata, quando gli occhi sono vuoti e la mente pienissima. E come accaduto ad altri, che durante l’emergenza hanno ripensato alla scala delle proprie priorità, sovvertendola, così ho fatto io. Ma non subito.
Dopo un anno ho assistito a un incontro presso il festival fiorentino “Firenze Rivista”. Si intitolava “I mestieri dell’editoria” ed era presente la Scuola di Editoria di Firenze che prometteva questo: “durante l’incontro vogliamo immergerci nel processo che fa nascere questa meravigliosa opera della creatività umana che si chiama libro”.
Perfetto, eccomi. E avevo ragione, perché lì qualcosa è scattato.
Ho conosciuto meglio il lavoro editoriale, il ruolo del redattore e tutte le altre professioni coinvolte nel passaggio da “testo” a “libro”. E ho capito che quello sarebbe stato il lavoro adatto a me. A me che amo i libri come “contenuto” e come “prodotto”, che amo scrivere e studiare la costruzione delle storie, che amo scovare refusi come un cane da tartufo (sì, lo so, è una patologia che prima o poi verrà inserita nel DSM). E la conferma arrivò presto, quando raccontai di questo incontro a familiari, compagno e amici: «Be’ Ale, questo è il lavoro perfetto per te», mi dissero unanimemente. Non che ci volesse la conferma esterna, sia chiaro. Dentro di me già lo sapevo, ma ti assicuro che veder coincidere l’immagine che hai di te stessa con quella trasmessa agli altri significa che la tua identità è chiara, definita, solida. Senza sbavature e ombre. Tu sei questa, per te stessa e per gli altri.
Ma io avevo un lavoro a tempo indeterminato. Una casa in affitto in una zona invidiabile di Firenze. Una indipendenza. E quel corso mi avrebbe portata a lasciare tutto quello. Dovevo rifletterci bene e così feci: parlai con il tutor della scuola che sapientemente mi illustrò pro e contro di un simile cambiamento; mi confidai con più persone che mi conoscevano benissimo, bene o poco bene; mi informai fino allo stremo, cercai ovunque e soprattutto mi ascoltai. E dopo due mesi decisi: sarei diventata una redattrice editoriale.
Da allora è trascorso un anno, il corso è finito da mesi, ho ottenuto la qualifica professionale e lavoro come redattrice ed editor. Sono solo agli inizi, agli “inizissimi” di questo percorso, sempre aperta a collaborazioni o proposte, ma in poco tempo ho già ricevuto gratificazioni inaspettate. Tipo, essere stata confermata come collaboratrice dalla casa editrice che mi aveva offerto lo stage durante il corso. Essere diventata editor per una casa editrice di Milano che già apprezzavo moltissimo per la loro innovatività. Ma anche essere stata chiamata da una radio per parlare della mia esperienza, proprio come ho fatto fino a questo punto:
Ma perché tediarvi con la mia vita, con le mie scelte e i miei stravolgimenti?
Consigli per lavorare in editoria
Perché magari qualcuno di voi si trova nella stessa mia situazione di un anno fa e potrebbe trarne qualche piccolo suggerimento. In fondo, anche nel mio stesso corso alla Scuola di Editoria c’erano altre persone adulte che provenivano da esperienze diversissime, ma che convintamente avevano cambiato strada.
Quindi, cosa è importante per lavorare in editoria, soprattutto se si proviene da altri percorsi?
- Passione. Ma tanta.
Banale, eh? Ma se la mia storia può insegnare qualcosa (sempre che questo sia possibile) è che oggi, senza passione, non potrei dirti che sto svolgendo il lavoro da sempre desiderato. Come raccontato anche durante l’intervista, non ho deciso di stravolgere la mia vita professionale e privata per diventare qualcosa che non fa parte di me: in poche parole, non sono andata a fare un corso professionale per Aiuto cuoco se mi limito a cucinare per sopravvivenza. E questo lo voglio ben affermare, perché nella mia vita precedente mi occupavo di orientamento al lavoro e non hai idea di quante persone vogliano cambiare vita gettandosi sul primo corso professionale che capita loro tra le mani. Soprattutto se sei un po’ più grande, come me, ascoltati bene e immaginati mentre fai quel lavoro, ogni giorno, per tutto il tempo che verrà. Stai sorridendo mentre lo immagini? Sei sulla strada giusta.
- 1… 2… 3…
Ok, hai deciso: vuoi lavorare in editoria. Hai scoperto quell’influencer su Instagram che fa l’editor e ti ha convinto. Hai seguito quell’incontro di presentazione e ti ha convinto. Hai letto quel libro sull’editoria e ti ha convinto. Allora lascia sedimentare il tutto, perché l’avventatezza non porta mai a niente di buono. Le decisioni importanti, infatti, non devono essere frutto di un impulso improvviso, ma vanno fatte ossigenare come un buon vino. Parla con gli altri, parla con te stesso/a, informati bene su quel corso, cerca delle eventuali alternative, approfondisci il ruolo che potresti andare a ricoprire. E considera lo stato delle tue finanze. Sarà poco romantico, lo so, ma questo è un elemento imprenscindibile e concreto quando si vuole cambiare percorso professionale. Non lo ignorare.
- Leggere, leggere, leggere
Questo è il terzo punto, ma in verità potrebbe essere considerato al pari del primo, anche in termini (apparenti) di banalità: se si vuole lavorare in editoria bisogna amare la lettura. “Ma va?”, potresti rispondermi. Allora perché lo voglio ribadire? Lo faccio, perché devi amare veramente tanto la lettura. Se lavorerai come redattore/trice o come editor, infatti, ti troverai a leggere tutto il giorno, tutti i giorni. E non libri da te acquistati in libreria, di quell’autore che ami tanto o di cui hai sentito parlare così bene. No. Lavorerai su ogni testo, su ogni genere, con ogni tipo di talento, più o meno sviluppato. Se avverti tutto questo come un peso, non fa per te. Ovviamente il consiglio di “leggere… leggere… leggere” è anche propedeutico all’ingresso (e alla permanenza) in questo settore: leggere tanto ti consente di avere padronanza della lingua e di tutta la sua ricchezza, dimestichezza con gli strumenti narrativi e retorici, consapevolezza dei meccanismi interni a ogni storia, fiuto per ciò che è buono e ciò che non lo è, conoscenza di cosa siano lo stile, l’atmosfera, la voce all’interno di un testo. E altro piccolo consiglio per lavorare nel settore: è sicuramente importante sviluppare le proprie preferenze in materia di lettura, ma apriti ad altri generi, ad altri autori, a ciò che non necessariamente è di tuo gusto. Ti sarà molto utile in questo lavoro.
- Formarsi. E bene.
Sempre nella mia precedente vita lavorativa (ma poco dopo aver scoperto il corso) mi capitò in ufficio una signora di oltre quaranta anni che mi chiese: «Come faccio a lavorare in una casa editrice?». Senza considerare l’idea della formazione, pensava fosse sufficiente inviare candidature e raccontare dei concorsi di scrittura che aveva vinto negli anni. Ecco, senza questo quarto punto, il primo della “Passione” non avrà alcun sostegno e possibilità di realizzarsi. Se vuoi veramente lavorare in editoria, devi formarti e specializzarti. Punto. Anni fa non era così, è vero, ma il mondo del lavoro era completamente diverso: l’offerta formativa era più limitata e molto si basava sull’apprendistato, sull’apprendimento fatto sul campo. Oggi è tutto rapidissimo, la concorrenza è spietata e non devi lasciarti cogliere impreparato. Per questo devi formarti, partendo da un corso ben strutturato, completo e articolato, capace di rilasciarti un attestato valido e che preveda uno stage obbligatorio, fondamentale per fare il primo ingresso nel settore. Insomma, hai bisogno di un percorso professionale. Come già detto, io ho frequentato il corso di qualifica regionale per Redattore editoriale della Scuola di Editoria di Firenze e mi sono trovata molto bene (più precisamente, per “Tecnico della gestione delle fasi di lavorazione del prodotto editoriale”) ma ce ne sono tanti e validi in tutta Italia. Per scoprire le varie opportunità, ti consiglio l’ottimo approfondimento de Il Libraio pubblicato un mese fa. Una volta frequentato un corso professionale e iniziato a lavorare nel settore, però, non fermarti mai con la formazione: tanti, tantissimi sono i corsi online o in presenza, gratuiti o a pagamento, su editing, correzione di bozze, impaginazione ecc. Queste magari non sono occasioni indicate come punti di partenza, ma ottime per integrare e arricchire il tuo nuovo profilo professionale.
- Informarsi, incontrare, cercare.
Vuoi conoscere meglio il mondo dell’editoria? Magari prima di intraprendere questo nuovo percorso? Saggia decisione. Ci sono moltissimi modi per farlo e il primo potrebbe essere quello di rivolgersi proprio ai libri. Come fatto anche durante l’intervista per Storytime, ti consiglio qualche titolo per iniziare:

Primo volume della collana “Cose spiegate bene” de Il Post in collaborazione con Iperborea.
Ottima lettura, approfondito sul lavoro editoriale, sui ruoli in casa editrice, su ogni aspetto del libro. Consigliato anche dai corsi professionali nel settore.
Consiglio l’intera collana “I mestieri del libro” di Editrice Bibliografica di cui fanno parte titoli specifici su ogni ruolo e lavoro in casa editrice. Anche questi sono consigliati da master e corsi professionali nel settore. 
Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere una casa editrice?
Come siamo giunti all’editoria odierna?
E cosa può insegnare la storia di Adelphi raccontata direttamente da chi l’ha vissuta per oltre cinquanta anni e fin dagli albori? Le risposte qui, grazie ai pensieri dell’eterno Roberto Calasso.
“Per fare un libro non basta scriverlo”. Così viene indicato nella quarta di copertina del libro e questo è l’oggetto di Moretti che tratta della complessità (e meraviglia) del lavoro che si nasconde dietro alla realizzazione di ogni libro. 
Per lavorare nel settore, è importante restare sempre aggiornati sullo stato di salute della nostra editoria. E per questo è importante affidarsi al Rapporto annuale realizzato dall’Ufficio Studi AIE (Associazione Italiana Editori). Da un paio di giorni è consultabile quello relativo all’anno 2021. 
Quali sono e quali sono state le realtà editoriali più importanti in Italia? Una carrellata di 110 schede monografiche, dal 1861 a oggi, lo rivelerà.
Oltre ai libri, non dimenticarti l’importanza di incontrare le persone giuste al momento giusto, ma per farlo devi uscire dalla porta di casa. Se io non avessi assistito a quella presentazione del corso di editoria, quasi sicuramente adesso sarei ancora in un ufficio a fare tutt’altro e a pormi la stessa domanda iniziale. Il mio consiglio, quindi, è di partecipare a eventi e fiere del settore, che ti daranno l’opportunità di conoscere da vicino le realtà editoriali italiane (piccole, medie e grandi) e professionisti disponibili a condividere la loro esperienza nel corso degli incontri in programma. In Italia abbiamo una infinità di occasioni: Salone Internazionale del Libro, Più Libri Più Liberi, BookPride, Pisa Book Festival, Bookcity, Testo e moltissimi altri eventi, ogni mese dell’anno. Per averne un’idea, consultate il buon elenco stilato da Ingegno Grafico. E se le finanze o gli impegni te lo concedono, puoi sempre prendere un aereo e partecipare alla più grande fiera internazionale dell’editoria: la Frankfurter Buchmesse.
In poche parole, ecco il mio ultimo consiglio: sii sempre curioso/a, non accontentarti mai e non farti spaventare dal percorso. Se sai che è la strada giusta, inizia a camminare con decisione, impegno e passione.
E ti ritroverai a fare il lavoro più bello al mondo.
